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Testimonianze del Clero



Le Testimonianze dei nostri amici sacerdoti si trovano qui in basso.

Vi incoraggiamo a consultare anche le risorse pubblicate per l'Anno della Misericordia, aggiornate anche alla conclusione del Giubileo. Esse potranno essere di aiuto sia per la vostra celebrazione dei Sacramenti sia per la catechesi degli adulti.




Depliant per i Sacerdoti:
           
                        
Consigli utili per celebrare il Sacramento della Riconciliazione con chi confessa l'aborto
Più importante che mai data la delega ora estesa a tutto il clero!





Pastorale del postaborto: perchè?




NEW!  
Manuale per la pastorale del post-aborto



"Padre, confesso che ho abortito"  di p. Frank Pavone
  Consigli pastorali per i sacerdoti confessori

"Ho letto su internet 'Padre, confesso che ho abortito: Consigli ai confessori' e devo dire che mi ci ritrovo pienamente. Utile non solo per i confessori, il fatto di ritrovarci il mio percorso mi solleva; confessare più di una volta quel peccato e non riuscire a trovare la pace interiore dà un senso di frustrazione che può far sì che ci si allontani sempre di più da noi stessi e quindi da Dio."

- da una mamma che ha partecipato al ritiro della Vigna di Rachele







Commento di un nuovo sacerdote collaboratore dopo aver partecipato al suo primo ritiro (Nov 2015):


Come prete mi ero avvicinato con l'intenzione di osservare e capire, invece mi sono lasciato pienamente coinvolgere dalla dinamica di guarigione. Credo che nei contenuti e nel metodo ci sia un buon equilibrio e tanta attenzione ai particolari. Mi è piaciuta la dinamica pasquale, che di fatto era un annuncio di passione, morte e risurrezione. Ho apprezzato le proposte di meditazione con la tecnica delle scritture viventi e il grande uso di simboli....

Ho sentito forte la presenza del Signore. Ho visto l'Opera di Dio e l'azione dello Spirito... . Ho sperimentato quanto l'aborto sia, prima ancora che un fatto moralmente sbagliato, un peccato che deturpa il volto e la storia di una donna chiamata ad essere madre. Ma al tempo stesso ho sperimentato come il perdono non passi per il dimenticare, ma dall'accettare, dal guardare in faccia il proprio passato ed affidarlo a Dio. Ho sperimentato questa grazia, questa abbondanza della misericordia rispetto a questo genere di storie, ma che Dio riserva a chiunque a Lui si rivolga.

Mi sono sentito rimotivato nel mio essere prete, nel fare ancora più sul serio, nell'affidarmi all'invocazione dello Spirito più che a qualche tecnica psicologica. Mi sono sentito in cammino con queste donne. Ho piacevolmente sperimentato anche la grazia di camminare al passo degli altri, senza il dovere di guidare, come spesso il mio ruolo di pastore mi chiede.

Ho gustato anche la presenza di p.Cristiano e la bellezza di un sacerdote che non si fa guida o protagonista, ma fa quello che nessuno può fare al posto suo, mentre lascia agli altri la catechesi o l'annuncio. Ho visto il ruolo sacrale del prete, non perché ridotto a chiudersi in usa sacrestia, ma nel senso più ampio d'essere mediazione di una grazia che tutta la Chiesa nelle diverse funzioni annuncia.

                    - don Rito Maresca
                            Formatore del triennio teologico presso il Pontificio Seminario Campano Interregionale                             di Napoli retto dai Padri Gesuiti, già parroco dal 2010 al 2014 di Massa Lubrense (NA)
                             Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia. A Novembre 2015 don Rito ha                                         partecipato come partecipante al ritiro, e a Marzo 2016 ha servito per la prima volta                                     nell'equipe.




Lettera di presentazione della Vigna di Rachele al clero




Commento di un parroco di Roma:


Roma, 28 maggio 2015


Dai primi anni di sacerdozio, il Signore mi aveva fatto incontrare moltissime donne (a fronte di un solo uomo!) che erano passate attraverso il dramma dell’aborto, condividendo le lacrime di tale esperienza devastante, realtà ben diversa dagli slogan di “libertà” con cui è coperto l’omicidio del figlio e “l’uccisione” della donna in quanto madre. Con diverse di loro abbiamo fatto un cammino di progressiva guarigione interiore, e di rinnovato servizio alla vita. Oltre al sacramento della riconciliazione, alla direzione spirituale e al cammino di crescita formativa e spirituale nella parrocchia, ho trovato che il percorso offerto dall’associazione La Vigna di Rachele, era molto adatto per affiancare il servizio quotidiano che noi sacerdoti offrivamo in parrocchia.

Nell’attuale parrocchia, due donne italiane hanno accettato l’invito al weekend della “Vigna”, e, preparate da un cammino di condivisione e di fede, hanno realmente rinnovato la loro “vita di donne”. E’ stato un modo concreto per condividere in profondità il loro percorso, ed essere rigenerate in una nuova vita, una risurrezione con i loro “figli in cielo”. La condivisione in parrocchia dopo il weekend ha permesso loro di continuare il cammino di guarigione e di servizio alla vita, nel testimoniare con coraggio la loro storia e la speranza nel Signore.

La sinergia della parrocchia con altre esperienze dedicate mi pare una via decisiva nel contesto odierno: una parrocchia autoreferenziale non ha senso, la chiusura nelle proprie attività è una involuzione. Le attività in parrocchia offrono il cammino “feriale” nella comunità e non esauriscono tutte le necessità dei fedeli. La comunione fra le esperienze, l’inserimento nel progetto parrocchiale di esperienze mirate extra parrocchiali, come la “Vigna di Rachele”, ha portato molto frutto.

Ho trovato anche molto positivo le pubblicazioni dell’associazione, con le storie di donne e di uomini che hanno abortito e di come un sacerdote può aiutare nella guarigione.

- don Gian Matteo Botto
 



Siete di un ufficio diocesano o associazione cattolica?
Ecco 4 ottimi esempi di presentazione della Vigna nel vostro ambito:


LINK Pastorale della Salute
LINK Pastorale della famiglia (Padova)
LINK Pastorale della famiglia (Genova)






 Perdonare l'aborto: la "sfida" dei sacerdoti per l'Anno della Misericordia (ZENIT 18 Dic 2015)




L'aborto non dà pace. La confessione di 2 uomini

  Brevissimo racconto di un sacerdote di Milano che pochi giorni dopo l'inizio dell'Anno della Misericordia ha già accolto confessioni di due uomini.


"Nel nostro tempo, in cui la Chiesa è impegnata nella nuova evangelizzazione, il tema della misericordia esige di essere riproposto con nuovo entusiasmo e con una rinnovata azione pastorale. È determinante per la Chiesa e per la credibilità del suo annuncio che essa viva e testimoni in prima persona la misericordia.
Il suo linguaggio e i suoi gesti devono trasmettere misericordia per penetrare nel cuore delle persone e provocarle a ritrovare la strada per ritornare al Padre."

- Papa Francesco, Misericordia Vultus, 12

Chi chiede aiuto per risanare le ferite dell'aborto?



Dalla parte delle donne per superare il trauma dell'aborto


Per 2017:
"CERCASI" sacerdoti per collaborazione apostolica!





Testimonianza di un Sacerdote di Bologna, collaboratore nella Vigna di Rachele:

"Ho conosciuto la Vigna di Rachele quasi per caso. L’equipe aveva bisogno della collaborazione di un sacerdote per un ritiro. Quando il mio priore si rivolse a me chiedendo la disponibilità a prestare servizio in un'equipe che gestiva un ritiro per la guarigione dell’aborto la richiesta mi sembrò un po’ strana. Anche se non avevo una conoscenza della dinamica del ritiro diedi la mia disponibilità con una certa esitazione. In seguito la responsabile della Vigna per l’Italia mi contattò telefonicamente e cercò di spiegarmi come funzionava il ritiro e quale sarebbe stato il  mio compito nell’equipe.

L’esperienza si rivelò poi una vera sorpresa. Oltre al lavoro di preparazione svoltosi telefonicamente fino al giorno precedente il ritiro, la cosa che mi colpì fin dall’inizio fu il metodo adottato dall’equipe. Una frase della fondatrice della Vigna, la dottoressa Theresa Burke, che lessi nel manuale consegnatomi mi lasciò un po’ perplesso: “Fidatevi del metodo e dello Spirito Santo che opera attraverso questo processo”.  Ho pensato fosse una frase di circostanza, ma dovetti ricredermi già nella mattina della domenica quando percepii la trasformazione che si stava operando nella vita dei partecipanti al  ritiro. Era solo l’inizio di un lungo percorso, ma un inizio che si percepiva chiaramente. Nei successivi ritiri ebbi la grazia di collaborare nuovamente ed ho constatato che l’affermazione della dott.ssa Burke non era una frase priva di fondamento, ma era frutto di una lunga esperienza sul campo.

Il ritiro della Vigna è un' esperienza forte, intensa, che lascia un segno marcato nella vita  di chi porta dentro di sé la ferita profonda legata all'esperienza dell'aborto, ma anche nella vita di coloro che vi collaborano.

Nell’esercizio del ministero sacerdotale non è una novità dover accogliere la confessione di una sorella che praticò l’aborto o di un fratello che acconsentì o che provocò l’aborto.  Non di rado si presentano persone che si sono confessate più volte e non si sentono perdonate.  Purtroppo può capitare che abbiano trovato dei sacerdoti che hanno sbrigato il “caso” come un fenomeno di “scrupolo”, “perfezionismo” o perfino “ossessione”. Penso però che tale incapacità di percepire il perdono sia legata soprattutto al fatto che l’aborto provoca in queste persone  un “trauma psico-spirituale”,  un trauma cioè che ha delle implicazioni non solo psicologiche ma anche spirituali. A mio modesto parere chi  ha praticato l’aborto necessita di una guarigione spirituale! Per un credente cattolico in questo processo di guarigione il sacramento della penitenza occupa un posto di  assoluta importanza, ma anche per le persone credenti e non praticanti o di altra fede religiosa,  il colloquio spirituale con uno dei sacerdoti presenti si è rivelato di grande giovamento nel processo di guarigione.

I ritiri della Vigna non sono una terapia di gruppo, ma in verità un'esperienza che aiuta a iniziare il processo di guarigione. Mi auspico che la Vigna di Rachele, questa pianticella che sta crescendo, possa trovare nel cuore della Chiesa di Dio in Italia una buona accoglienza per poter rendere un servizio a tutti coloro che necessitano di guarire dalla ferita provocata dall’aborto."

Fr. Cristiano Teles, OP
Marzo 2015

Parla un sacerdote della Diocesi di Cremona:

"Innanzitutto un sentito grazie per il contributo alla nostra iniziativa.
La veglia (NB: per la Giornata della vita) è andata bene. Erano presenti circa 150 persone e il momento di preghiera è stato bello e partecipato...
Per quanto riguarda la testimonianza di "C" (NB: partecipante in passato al ritiro della Vigna di Rachele) è stata semplicemente fantastica!!!!
Ti giuro che mi sono commosso nel sentirla parlare e nel cogliere la sofferenza e la bellezza del cammino che sta percorrendo...è stata davvero importante  e profonda e tutti ne sono rimasti colpiti. Le ho detto che in futuro mi piacerebbe coinvolgerla per una testimonianza anche con i più giovani.
Comunque è stata davvero molto molto brava....grazie davvero di cuore a lei e a tutti voi.
Vi auguro ogni bene per il vostro proficuo lavoro...

un abbraccio e una benedizione,
don Ottorino Baronio 328.033.6972
Febbraio 2015

Se qualcuno vuole confrontarsi con me sull'esperienza fatta sono ben felice di parlargliene di persona...per me sarà oggetto di felice testimonianza.




"Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura.
Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore...
 così io le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine....
Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita;
fascerò quella ferita e curerò quella malata..."

- Ezechiele 34, 2. 11. 16


“La Chiesa e il suo sacerdote nella guarigione post-aborto”

Istituto Giovanni Paolo II
Pontificia Università Lateranense, Roma
Novembre 2016

(appuntamento annuale presso il Corso di formazione permanente per il clero)


Mons. John R. Cihak, S.T.D.


"Non trascurare il dono spirituale che è in te e che ti è stato conferito..."
I Timoteo 4,14



Altri articoli eventualmente di aiuto nel vostro servizio pastorale:

 Una confessione immaginaria:
il bambino abortito e l'amore redentivo

Il predicatore Padre Antoninus Wall, OP riflette sulla missione del bambino abortito alla luce dell'amore redentivo che ha origine dall'opera salvifica di Cristo crocifisso.

Un prete, un padre (ateo) e quel figlio abortito e mai morto
 Testimonianza pubblicata in Avvenire di un sacerdote di un incontro inatteso... 


Per ulteriori riflessioni sulla questione
"Aborto e Chiesa" clicca qui.

I sacerdoti condividono le profonde esperienze
di collaborazione nella Vigna di Rachele

Molte anime sofferenti non avrebbero sperimentato la guarigione data dai sacramenti o non avrebbero mai partecipato ad un ritiro della Vigna di Rachele senza la compassione, il consiglio e la guida spirituale avuti da un sacerdote.

Questo incontro potrebbe avvenire nel confessionale, durante un colloquio o altrove.

Il benvenuto amorevole e la capacità di comprensione di un sacerdote o di un diacono possono essere fondamentali per dare avvio al percorso di guarigione di chi ha avuto un'esperienza traumatica conl'aborto volontario o terapeutico. 

Potrebbe esservi utile al riguardo il seguente articolo: "Padre, confesso che ho abortito".

Il weekend della Vigna di Rachele è aperto ai sacerdoti? 

Sì! I sacerdoti che vogliono prendere parte al ritiro possono farlo, a condizione che partecipino all'intero programma, dedicando ad esso il tempo dell'intero weekend. Altri sacerdoti (normalmente di Bologna) arrivano sabato sera per celebrare il Sacramento della Riconciliazione.

La presenza del sacerdote nell'equipe che offre il ritiro è fondamentale al percorso offerto. Essa permette ai partecipanti di fare esperienza del Gesù che con tanta pazienza si mette in ascolto profondo, aiutandoli a percepire che Dio è presente accanto a loro in questo tempo di fatica e sofferenza, di rinascita e riscoperta della speranza.

Inoltre, con la propria testimonianza di vita vissuta, il sacerdote fa sperimentare ai partecipanti un volto nuovo di Chiesa misericordiosa.

In breve, il sacerdote che vorrebbe discernere un'eventuale collaborazione con La Vigna di Rachele è invitato ad iniziare tale discernimento iscrivendosi ad un ritiro come partecipante. 


 

"Non voi avete scelto me,

ma io ho scelto voi
e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga..."

- Giovanni 15,16





Rev. James T. Bretzke, SJ

Professore di Teologia Morale, Boston College,
Boston, Massachusetts, USA

Come collaboratore nel Progetto Rachele diocesano, che offriva i ritiri della Vigna di Rachele ad Oakland, California, il Padre Bretzke, tramite il suo ministero confessionale in parrocchia, incontrava frequentemente penitenti che riferiva alla Vigna di Rachele per un ulteriore accompagnamento nel cammino verso la guarigione post-aborto. Inoltre, il  Padre Bretzke ha personalmente collaborato nel formato del gruppo settimanale della Vigna di Rachele, celebrando con le partecipanti i Sacramenti della Riconciliazione e dell'Eucaristia .

La grazia di Dio è più grande di qualunque peccato che una persona possa aver commesso o di qualunque situazione di peccato in cui una persona si possa trovare. Tutto ciò è confermato nella celebrazione del sacramento della riconciliazione con le partecipanti alla Vigna di Rachele. E’ chiaro che nessuna di loro ha mai “scelto” l’aborto con intento malvagio. Ma nessuna ha mai sostenuto di essere, nella vicenda, soltanto un testimone innocente. Sono tutte convinte che abbia avuto luogo una tragedia molto grave e che esse non sono solo “avvolte” in quella tragedia ma che hanno svolto un ruolo nella perdita della vita del loro bambino.

        Il processo di guarigione è lungo, e l'esperienza sacramentale ci ricorda in un certo modo la pratica della pubblica penitenza della chiesa antica....(I)n situazioni più serie, può esserci bisogno di un periodo più lungo di pentimento formale e di conversione. Le prime 11 settimane del programma della Vigna di Rachele iniziano questo processo di pentimento, conversione e guarigione all’ interno di una piccola “comunità”. Attraverso il programma, e certamente nella celebrazione del sacramento, i partecipanti sperimentano la grazia, ma giungono a comprendere che si tratta di una grazia che costa cara, nel vero senso della parola.







"Questo intendo richiamare alla mia mente, e per questo voglio riprendere speranza.
Le misericordie del Signore non sono finite, non è esaurita la sua compassione;
esse son rinnovate ogni mattina,
grande è la sua fedeltà."


- Lamentazioni 3, 21-23 




Rev. Peter O'Brien
Vigna di Rachele, Arcidiocesi di Portland, Oregon, USA

Padre Peter O’ Brien, sacerdote parrocchiale dell’Arcidiocesi di Portland, è uno dei tanti sacerdoti che prestano il loro servizio in diverse equipe dei ritiri weekend della Vigna di Rachele. Ecco la sua testimonianza che coglie mirabilmente il significato della guarigione dopo l'aborto.

 La Vigna di Rachele è un "posto" speciale, un viaggio nella vulnerabilità, fragilità e  debolezza umana che può portare all’abisso dei nostri peccati. Il viaggio conduce nel dolore ma non finisce là. Il ritiro è proprio un posto santo, un luogo sacro dove si incontra l’amore infinito di Dio che lava via le nostre impurità e ridona vita e bellezza all’anima. Quando una persona lascia il ritiro, la Vigna di Rachele continua ad essere un momento kairos, ossia, un momento di grazia che perdura nel cuore e nell’anima. Il processo di profonda guarigione è iniziato.



"...Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te...
Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza."
- II Timoteo 1, 6-7




Siamo lieti di condividere le seguenti interviste con due sacerdoti che hanno alle spalle molti anni di esperienza nel seguire chi ha abortito.

Cominciamo da Padre Rafael Garcia S.J. che ci rende partecipi di alcune importanti esperienze del proprio ministero come sacerdote a servizio dell'equipe
della Vigna di Rachele di El Paso, Texas.

 


Rev. Rafael Garcìa, SJ
Vigna di Rachele di El Paso, Texas

Padre Garcia, ci racconti la sua esperienza a partire dall’incontro iniziale con una persona che ha abortito.

Le ferite lasciate dall’aborto sono profonde. C’è molto dolore “immagazzinato”, senso di colpa e vergogna. La donna è emotivamente molto fragile quando comincia a parlare con gli altri dell’evento doloroso. E’ una ferita segreta spesso tenuta nascosta per molti anni. La donna si deve fidare per condividere la storia dell’aborto.

Una presenza attenta e compassionevole e l’ascolto sono elementi cruciali. Uno potrebbe non essere pronto a fornire risposte o, addirittura, potrebbe interrompere la conversazione pensando, erroneamente, che trattare con rapidità l’argomento doloroso o sminuire l’importanza dell’evento, possa essere di aiuto.

 
Un accenno al suo ruolo di guida spirituale, confessore e consulente in quanto sacerdote che lavora con persone che hanno abortito

Bisogna essere compassionevoli, presenti, ascoltare veramente e, di norma, non parlare troppo. Dobbiamo, in un certo senso, “levarci di mezzo” per consentire a Dio di agire nell’incontro; stare attenti a non trasmettere alcun linguaggio corporeo o verbale che possa essere interpretato come un giudizio o come una manifestazione di fretta da parte nostra. E’ importante mettere in evidenza nella conversazione che Dio è misericordioso e perdona tutto, perché spesso la donna ha la sensazione che questo sia un peccato imperdonabile, ed inoltre menzionare il fatto che perdonarsi è fondamentale. Io penso che la consapevolezza delle proprie inosservanze, peccati, errori e dolori è estremamente importante per la comprensione degli altri riguardo alle medesime cose.

 
Quali sfide ha dovuto affrontare nel corso del suo ministero e cosa potrebbe essere utile condividere con altri sacerdoti?

E’ una sfida occuparsi di altre problematiche e dilemmi morali ancora irrisolti presenti nella vita delle donne (sfida non infrequente nella cura pastorale). E’ importante incoraggiare il ministero e la cura successivi al ritiro della Vigna di Rachele affinché il processo di supporto e il percorso di guarigione continuino.

Nell’ambito della cura pastorale, se una donna racconta di aver abortito ed è evidente che la ferita è ancora aperta, incoraggiatela nel poco tempo disponibile e fornitele un'ulteriore risorsa di guarigione dandole la possibilità di mettersi  in contatto con una persona che svolge un apostolato di cura post-aborto.

 
Ci parli della sua esperienza nell'equipe della Vigna di Rachele.

Il metodo e la struttura del ritiro della Vigna di Rachele sono certamente ispirati dallo Spirito Santo. Rimango sempre stupito di fronte a come, dopo appena due o tre ore di ritiro, i partecipanti parlino tra loro di aspetti molto personali e dolorosi della propria vita. Anche io sono portato ogni volta a condividere le mie ferite e lo stesso fanno gli altri membri del gruppo di lavoro. Nel ritiro weekend, di più o meno 48 ore, si raggiunge un grande senso di fiducia e di conoscenza reciproca e questo è meraviglioso. Un tale grado di intimità nella condivisione non è così facile da raggiungere nei gruppi e, ritengo, nemmeno nelle famiglie.

 La celebrazione, da parte del sacerdote, dei vari rituali nel corso del ritiro è molto consolatoria e spinge all’umiltà; anche la celebrazione dell’Eucaristia e del Sacramento della Penitenza sono momenti di grazia. La presenza e la concreta partecipazione di un sacerdote durante tutto il ritiro è un fatto molto positivo che probabilmente i partecipanti, sia donne che uomini, non hanno mai sperimentato; vale a dire che non immaginavano che un sacerdote potesse essere così “accessibile” e non distante “sull’altare” o “dietro la cortina” del confessionale. Ciò è importante dato che per i cattolici un sacerdote ordinato è “rappresentante” di Dio e quindi la vicinanza e l’accessibilità del sacerdote è il riflesso della vicinanza e accessibilità di Dio.

 E’ una gioia verificare la diversità del morale delle donne tra quando arrivano al ritiro il venerdì e quando invece ripartono la domenica. Quando arrivano sono spesso ansiose, rigide e combattono per mantenere una certa compostezza; poi, verso la fine e nel corso della Messa conclusiva, il loro viso mostra felicità, pace e persino i vestiti ed il trucco sono luminosi. E’ il segno esteriore che qualcosa di meraviglioso è accaduto “dentro”. Ritengo che il metodo e la struttura del ritiro della Vigna di Rachele siano ispirati dallo Spirito Santo, e che siano un efficace strumento di guarigione divino.


 

"...(L)e labbra del sacerdote devono custodire la scienza
e dalla sua bocca si ricerca l'istruzione,
perché egli è messaggero del Signore..."

- Malachia 2,7

 

“Infatti la parola di Dio è viva,
efficace è più tagliente di ogni spada a doppio taglio;
essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito,
delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore.”

- Ebrei 4,12


Rev. Pat Scanlan, PP

Vigna di Rachele, Cork, Irlanda

Padre Pat Scanlan, fin dal 1977, anno della sua ordinazione a sacerdote, ha svolto il proprio ministero parrocchiale presso la Diocesi di Cloyne in Irlanda e dal 2003 è membro dell'equipe dei ritiri della Vigna di Rachele di Cork. E' stato intervistato riguardo la sua esperienza nella Vigna di Rachele, e l'influenza di quest'apostolato su altri elementi del suo ministero sacerdotale.

 Padre Pat, da quanto tempo esercita il suo ministero a servizio di coloro che necessitano del sostegno dopo un aborto?

Da quando sono stato ordinato sacerdote, nel 1977, ho incontrato molte donne e parecchi uomini feriti dall’esperienza dell’aborto. Essi, quasi sempre, chiedono a gran voce perdono e guarigione. Nella mia esperienza, la celebrazione del Sacramento della Riconciliazione, segna un passo decisivo verso il recupero di queste persone. Tuttavia, ho percepito che avevano bisogno di un qualcosa in più, anche se non sono sicuro di cosa…..il peccato era stato sì perdonato ma, oltre a questo, avevano una profonda esigenza di guarire e ristabilirsi.

 
Come inizia la sua collaborazione con la Vigna di Rachele?

Nell’estate del 2003 ricevetti una telefonata da una cara amica, Bernadette Goulding, che mi rese partecipe della sua emozione per aver scoperto un movimento chiamato Vigna di Rachele. Tutto ciò che disse mi convinse che  questo era proprio la risposta che aspettavo da molti anni. Detti subito la mia disponibilità a far parte dell'equipe che lei voleva formare. Il primo fine settimana della Vigna di Rachele in Irlanda, si è tenuto nel 2003 a Cork. Fin dall’inizio abbiamo avuto la benedizione ed il supporto del mio Vescovo. Da allora ho partecipato a circa dodici weekend.

 


Vorrebbe raccontare la sua esperienza come membro dell'equipe dei ritiri?

Essere coinvolto nell'equipe è certamente una delle esperienze più gratificanti del mio sacerdozio. Il ruolo essenziale del sacerdote nei ritiri è quello di essere presente, nel senso di ascoltare veramente. Con questo semplice atto nei confronti delle persone che stanno affrontando un percorso di dolore e di lutto per andare verso la guarigione e la speranza, il sacerdote fa dono della compassione di Cristo che ha profondamente a cuore i suoi fratelli e sorelle feriti.

Non credo di esagerare nel dire che ogni fine settimana si sperimenta il miracolo della Grazia. Di norma i partecipanti arrivano prostrati da troppi anni di lutto,  di auto-colpevolizzazione e di odio verso se stessi. Appena entrano nel meccanismo del weekend, lentamente e progressivamente cominciano ad esprimere, a liberare ed a lenire le profonde e dolorose emozioni che conseguono ad un aborto, andando verso la guarigione. Il Sacramento della Riconciliazione, che il sabato sera è a disposizione di chi lo vuole ricevere, è una bella esperienza sia per il penitente che per il sacerdote. Entrambi infatti iniziano a rendersi conto della verità dell’affermazione: “la Chiesa è un ospedale per i peccatori e non un hotel per i santi”.

Quando ripartono per casa, la domenica pomeriggio, molte di queste persone hanno sperimentato profondamente la misericordia di Dio. Una grazia stupefacente che ha toccato i loro cuori feriti e che li ha fatti discepoli amati che, a loro volta, diventeranno strumenti della Sua compassione per gli altri. Alcuni, infatti, grazie alla nuova libertà trovata, a tempo debito divulgheranno quanto sperimentato e diventeranno parte di un movimento di base che un giorno rimpiazzerà l’attuale cultura della morte con quella della Vita.

Sento di essere uno tra i sacerdoti più fortunati, in quanto ho vissuto questa esperienza tante volte e incoraggio tutti i sacerdoti, i diaconi e i seminaristi a “venire e vedere” almeno una volta.

 
In quale modo il lavoro rivolto alla guarigione di chi ha abortito ha influito sulla sua predicazione?

Prima del mio coinvolgimento nella Vigna di Rachele ero spesso spaventato alla prospettiva di predicare il Vangelo della Vita. Ero consapevole che tra tutti i fedeli poteva essercene una o più che aveva subito un aborto e mi sentivo sempre insicuro su come proclamare efficacemente la Verità e, allo stesso tempo, dimostrare la compassione. Infatti, la Verità senza la compassione è un’arma letale, specialmente per gli animi feriti, mentre la compassione senza la Verità è una crudele menzogna.

 "Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna,
ammonisci, rimprovera,
esorta con ogni magnanimatà..."

- II Timoteo 4, 2

Oggi, provo veramente gioia nel predicare il Vangelo della Vita. So, grazie alla mia esperienza presso la Vigna di Rachele, che il Vangelo è realmente la Buona Novella per queste donne e uomini caduti vittime di una delle più grandi bugie del nostro tempo. Sono solito dire ai miei fedeli che ciò che voglio condividere con loro è quello che ho appreso da chi ha sperimentato l’aborto e rassicurarli che il Buon Pastore aspetta solo di abbracciarli, sanarli e perdonarli. Dico loro, in modo garbato e compassionevole, che l’aborto lacera le vite delle madri e dei padri. In questo modo, so che se sono presenti donne che hanno abortito, capiranno il fatto che la Chiesa le vuole aiutare. Infatti, ho avuto esperienza di persone ritornate in seguito da me per saperne di più sulla Vigna di Rachele.

Quanto agli altri fedeli, è conclusione ovvia e positiva che, una volta ascoltate queste poche notizie sulle conseguenze dannose dell'aborto, comprendano meglio la mia presentazione degli insegnamenti della Chiesa riguardo al diritto alla vita del bambino non ancora nato.




Rev. John Cihak
Membro dell'equipe della Vigna di Rachele della Arcidiocesi di Portland, Oregon e collaboratore nel Progetto Rachele diocesano
Dal 2009 risiede a Roma mentre presta servizio presso la Congregazione per i Vescovi


Ho iniziato la mia collaborazione nell’apostolato del Progetto Rachele diocesano e nei Ritiri della Vigna di Rachele nel 1999 nel mio paese d’origine, gli Stati Uniti. Durante gli anni ho avuto il privilegio di prestare servizio in dieci ritiri della Vigna di Rachele e di dare testimonianza a sacerdoti e laici in due convegni sul tema della guarigione spirituale dopo l’aborto.

Questa collaborazione è stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita e che considero una delle grandi benedizioni del mio sacerdozio. Mi sono infatti reso conto che la Chiesa e il sacerdozio hanno un ruolo vitale nella guarigione della persona che ha abortito, e ripetute volte sono stato testimone della misericordia infinita del Signore e il potere della Sua opera di guarigione nella vita di donne e uomini feriti dall’aborto. So che questo mi ha reso un prete migliore.

Questi due importanti apostolati rivelano in modo palpabile che l’aborto può essere perdonato e che coloro che sono colpiti da questa tragica decisione non devono passare il resto delle loro vite intrappolate nella vergogna, nei sensi di colpa, nell’isolamento e nel buio. C’è un aiuto e c’è speranza. Attraverso il Progetto Rachele e i Ritiri della Vigna di Rachele, le persone scoprono che la Chiesa è un luogo di perdono e un rifugio dove le loro vite possono essere risanate e dove la loro relazione col Signore e con i loro bambini può essere ristabilita e approfondita. Quando consegniamo al Signore le nostre vite spezzate, Egli ne fa sempre qualcosa di nuovo e di bello.

C’è molto bisogno di sviluppare una pastorale del post-aborto. Il numero delle persone colpite da quest’esperienza è enorme se pensiamo non solo alla madre, ma anche al padre, agli altri figli, parenti, amici e agli operatori del sistema sanitario – migliaia di persone colpite ogni giorno. E’ altresì importante il fatto che statisticamente il tasso di aborti fra i cattolici, sfortunatamente, non è molto inferiore a quello generale.

Il sacerdote è, in un modo particolare, una presenza importante nella vita della persona che cerca di risanare una o più esperienze dell’aborto. Un sacerdote rende tangibile la misericordia del Signore e la compassione della Chiesa. La donna post-abortiva si sente spesso giudicata e condannata sia da Dio sia dalla Chiesa. Il sacerdote è in grado di rappresentare entrambi e di offrire le parole di perdono di Gesù. Come mi disse una donna: “Puoi sentirti dire da molte persone che Dio non ti condanna, che la Chiesa non ti condanna, che io non ti condanno. Ma il fatto che lo dica un prete rende queste parole in qualche modo credibili.” Quelle parole di assoluzione sacramentale pronunciate con amore sono fondamentali non solo per perdonarla ma anche per convincerla di essere stata perdonata. Il sacerdote può essere di aiuto in quanto rappresenta una figura autorevole che non condanna né punisce.

La Chiesa ha ricevuto da Cristo l’incarico di proclamare il Suo Vangelo di Misericordia ed Essa quindi è solidale con noi peccatori e con tutti quelli che soffrono. La Chiesa è il Sacramento della Salvezza nel mondo, un segno vivente che Dio è misericordioso e che ha distrutto il peccato, anche il più grave, con la Sua Croce. Egli è il Dio della Vita che è risuscitato il terzo giorno e che ha il potere di trarre il bene da tutte le situazioni e decisioni, anche quelle peccaminose, se le consegniamo a Lui. Sant’Agostino scrive: “Non dobbiamo disperare di alcun uomo, finché vive. Perché Dio ha ritenuto meglio trarre il bene dal male piuttosto che non permettere affatto il male.” Questa è la buona novella di Gesù Cristo. Questo è il nostro messaggio alla persona che ha abortito. Collaborando con gli apostolati del Progetto Rachele e della Vigna di Rachele, ho potuto osservare una profonda guarigione. Sono convinto che questi apostolati sono forse il lavoro più importante per guarire le singole persone e le famiglie delle nostre parrocchie e per evangelizzare la cultura locale. Vorrei incoraggiare con forza i sacerdoti a partecipare a questa bella e potente opera di guarigione.

Monsignor John Cihak, S.T.D.
Roma 2010


Rev. Antoninus Wall, OP
Direttore spirituale, Guida di ritiri, Predicatore itinerante
Collaboratore, Vigna di Rachele

Oakland, California

Una confessione immaginaria:
Il bambino abortito e l'amore redentivo


Il domenicano Padre Wall riflette sulla missione del bambino abortito alla luce dell'amore redentivo che ha origine dall'opera salvifica di Cristo crocifisso.

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Rev. Peter Gelfer, OH

Cappellano ospedaliero e co-responsabile, Vigna di Rachele
Los Angeles, California

“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. ” - Giovanni 1:14

La mia testimonianza come membro dell’equipe della Vigna di Rachele di Los Angeles è di gratitudine e speranza.

L’apostolato della Vigna di Rachele ha portato una grande guarigione nella vita di ogni partecipante così come nella mia vita.  La mia collaborazione nella pastorale del postaborto è il frutto di un percorso di cinque anni, in cui ho fatto un cammino di risanamento da afflizioni originate dalla mia famiglia e da anni di servizio pastorale.  L’inizio di quel cammino è stata l’esplosione dello space shuttle Challenger il 28 Gennaio del 1986. Tre uomini e due donne morirono nella tragedia. Piansi e mi avvicinai a quelle aree della mia vita bisognose di guarigione.


Poco dopo, nel 1988, ho ascoltato la storia personale dell’esperienza abortiva e postabortiva della psicoterapeuta Dott.ssa Susan Stanford Rue, Ph.D. durante un corso di formazione sul Progetto Rachele diocesano. Il suo percorso di guarigione mi aiutò a scoprire il mio bisogno di guarigione. Per quasi un’ora i miei occhi non la lasciavano mentre parlava. Ci incontrammo dopo la sua presentazione per parlare più a lungo. Questo incontro mi ha portato ad operare nella pastorale del post aborto, che è diventata un’ulteriore espressione del mio sacerdozio.

Tramite il Progetto Rachele nell’Arcidiocesi di Los Angeles ho iniziato la cura pastorale di persone che hanno abortito, attraverso i colloqui individuali.

Dieci anni dopo, nel 1999, sono andato al mio primo ritiro della Vigna di Rachele. La mia partecipazione (non come membro del team, ma come partecipante) fu una esperienza profonda e commovente che mi portò a partecipare ad altri corsi di formazione.  Nell’anno del Giubileo 2000, mentre servivo nell’equipe del ritiro della Vigna di Rachele a San Diego, California, ebbi come insegnante la Dott.ssa Theresa Burke, Ph.D.  Entro l’anno, la nostra equipe a Los Angeles era già in funzione.

La spiritualità del fondatore della mia comunità religiosa, San Giovanni di Dio (fondatore dell’ordine Ospedaliero del XVI Secolo in Granada, Spagna) ha certamente contribuito al mio coinvolgimento personale nei ritiri della Vigna di Rachele.

Una breve storia della vita del nostro fondatore è illustrativa: Nel venerdì di ogni settimana dopo aver letto la Passione del nostro Signore dal Vangelo di San Giovanni, San Giovanni di Dio, andava nei quartieri a luce rossa di Granada, pagava i soldi richiesti e come penitente confessava i suoi peccati. Tramite la sua umile vicinanza e attraverso la generosità di alcune donne ricche di quella città, alcune di queste donne uscivano da una vita di miseria e abusi.

Il mio cuore è pieno di compassione per le donne e gli uomini feriti così profondamente  dai traumi dell’infanzia e dal trauma dell’aborto. Io sono un testimone del tocco guaritivo di Dio che si manifesta nei ritiri della Vigna di Rachele. Insieme agli altri membri dell’equipe sono privilegiato di essere un servitore in questi fine settimana, portando la gente al Gesù che ci guarisce, ci guida, ci sostiene e ci riconcilia l’uno all’altro e a Suo Padre. Sono felice di offrire I miei doni e talenti al servizio della nostra equipe e dei partecipanti alla Vigna di Rachele, tramite colloqui personali, l’offerta di musica, la partecipazione nelle Scritture Viventi e l’offerta dei Sacramenti del Sabato e della Domenica.

Mentre le Scritture Viventi e le meditazioni guidate vengono proclamate mi metto nella scena ed entro anch’io nel percorso offerto. Qui, nel mio cuore, incontro la Parola Eterna fatta carne che continua a guarirmi e a guidarmi durante la mia Vita come religioso, sacerdote e cappellano. Dio veramente si prende cura di ognuno di noi e la mia partecipazione come leader di questi ritiri mi aiuta a trasmettere quella cura non solo a coloro che partecipano al ritiro, ma a tutti quelli che si avvicinano a me cercando la compassione di Cristo e la Buona Novella della Sua Misericordia che è capace di trasformare le nostre vite.

La mia preghiera è che i ritiri della Vigna di Rachele, che si sono  diffusi  a livello internazionale, possano continuare ad essere benedetti da una costante crescita. Dopo molti anni di sacerdozio posso dire, senza esagerazioni, che questo  apostolato di guarigione è uno dei più importanti della nostra Chiesa ed è un apostolato che incarna potentemente la chiamata della Chiesa ad invitare uomini e donne ad essere riconciliate con Dio e guarite tramite la grazia e bontà di Cristo.





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